Il colonello Umberto Pescatore ha espresso il desiderio che nel 2010,
nell'occasione delle sue 70 primavere, il ritrovo annuale dei Genieri
della Vodice si svolga ad Avellino sua terra natale e attuale sua
residenza.Pescatore entrò nei ranghi
della Compagnia Genio Tridentina nel dicembre del 1965 con il grado di
Tenente. Per poi assumerne il comando in qualità di Capitano, Negli
anni: 1971 - 72 - 73.
Il Generale Pagano racconta:

Era il dicembre del 1965. Avevo assunto il
comando della Compagnia in quel di Carbonin il 10 agosto di quello
stesso anno. La situazione degli Ufficiali subalterni era piuttosto
critica.
Come vice avevo il Ten. M.Alberici, ottimo pilota di aerei leggeri ma
che per un errato concetto di disciplina applicata, mi creava notevoli e
spiacevoli situazioni gestionali. In caserma, ogni volta che mi
assentavo per qualche motivo, si creavano delle forti tensioni : si
respirava finanche un clima quasi di ammutinamento!
A metà del mese, preannunciato dal dispaccio di assegnazione, si
presenta a me un giovane tenente proveniente dai corsi regolari di
Accademia Militare.
Non alto, con uno sguardo vivido ed intelligente, formalmente
ineccepibile, si presentò con uno squillante e simpatico accento irpino
che riconosco immediatamente perchè mi riportò alla mia terra natale che
avevo lasciato in tenera età.
Mi piacque subito per il suo sguardo onesto e franco, privo di barriere e di orpelli caratteriali.
Non ci fu bisogno di parole per capire di che pasta fosse composto il Ten. Pescatore!

Successivamente nel tempo della nostra collaborazione ho ringraziato la
sorte per avermelo affiancato nell'oneroso incarico qual'era quello di
comandante di una compagna autonoma ed organicamente piuttosto
complessa. Se avessi dovuto descrivere il tipo di ufficiale che mi
sarebbe piaciuto avere come collaboratore, non ci sarei riuscito e
sicuramente avrei dimenticato una qualche qualità di cui il Ten.
Pescatore era ed è dotato.
A questo punto iniziò un'intensa attività che durò ben tre anni.Essa
fu così intensa e piena che portò il reparto ad avere sempre pie un
ruolo determinante nell'attività di comando del Comando Brigata
Tridentina.
In quegli anni furono raggiunti traguardi inimmaginabili che dettero
alla compagnia uno spirito di corpo, un orgoglio di appartenenza che
dura tuttora a distanza di più di 40 anni.
Tutto lo spirito della Pionieri era condensato dal motto che fù forgiato
solo in quel periodo e di cui Umberto è sempre stato l'alfiere: ...INS
ISTI ...RESISTI..
I fatti della vita ci hanno separato non ho più avuto occasione di avere
Umberto come diretto collaboratore e ciò mi è dispiaciuto molto.
Ho la presunzione di credere che se Umberto avesse avuto dei superiori
meno inclini a sciocchi formalismi dimenticando la sostanza che è quella
che produce più effetti su chi l'azione di comando viene esercitata, la
sua storia sarebbe stata sicuramente diversa ma sicuramente meno
soddisfacente di quella che poi ha scelto.

Non solo io ricordo la sua costante disponibilità e la sua poco
convincente severità: egli otteneva non con le parole ma con l'esempio
ed i fatti.
Quello che riusciva ad ottenere con il suo particolare metodo di
comando, appellandosi all'uomo, alla sua dignità ed alla sua
autodisciplina era veramente incommensurabile e che me lo hanno reso
particolarmente caro.
Caro Umberto, queste parole non sono un epitaffio perchè fortunatamente
sei ancora tra noi, ma è un profondo e sincero ringraziamento per la tua
collaborazione, efficienza, la tua serena onestà nonchè la tua capacità
di sentirti alpino tra gli alpini!!
Renato Pagano
Bolzano, 11 luglio 2008